CITTÀ DEL VATICANO

2 Aprile / 32 Studiosi e Autorità Internazionali
in preparazione al Seminario autunnale di Alta Ricerca
«Maria nel ‘patto educativo globale’? Esperienze Contenuti Prospettive»

Roma, 26 agosto 1983

Lettera ai Fratelli Joseph, Arcivescovo di Malta, e Nicholas Cauchi, Vescovo di Gozo


Onorando con affetto filiale la Madre di Dio, la Chiesa di Malta ha desiderato dare il benvenuto sia al Congresso mariologico che a quello mariano […]. Oggi la Chiesa è conscia del profondo significato che Maria ha nella crescita dinamica della vita e dell’attività ecclesiale. Tutto questo lo si può dedurre anche dal fiorire degli studi mariologici e dei Congressi mariani, ed è sottolineata dall’esperienza di fede della comunità cristiana, alla quale il Concilio Vaticano II propone Maria come esempio, via da seguire nel ridare speranza all’umanità (cfr. LG 68).

Maria, che in se stessa è preparazione alla venuta finale del Signore, è aurora di salvezza per il mondo intero. Ella è stata modellata e santificata dallo Spirito Santo (Lc 1,35) e rimane il modello della Chiesa nella fede, nella speranza e nella carità. In particolare, ella è segno di speranza per il Popolo di Dio pellegrino sulla terra, un segno che non delude i desideri più profondi del cuore umano, poiché col suo esempio ella mostra il trionfo della speranza sull’angoscia (cfr. “Marialis Cultus”, 57). In lei, Madre della speranza, la vocazione alla speranza diviene universale perché contiene la chiamata alla speranza escatologica e alla salvezza finale.

In questa epoca di tensioni, in preparazione all’anno duemila, il Popolo di Dio pellegrino sulla terra si appella a Maria, segno di sicura speranza e consolazione, pegno della speranza della Chiesa che raggiungerà la piena comunione con Cristo nella gloria della Risurrezione. Nella sua dimensione storica ed escatologica, la comunità cristiana contempla in Maria l’immagine e l’inizio di ciò che essa diverrà nei suoi membri. Questa contemplazione la sprona e la sostiene nell’attuale fase della salvezza. così all’angoscia per il futuro subentra la serena speranza ispirata dalla persona di Maria.

La Chiesa, guidata da Maria, costruisce la città terrena, mentre compie il suo pellegrinaggio verso la città eterna. Essa promuove la giustizia, la pace, la riconciliazione universale e la fedeltà all’amore di Cristo che è l’Alfa e l’Omega, la Via, la Verità e la Vita (cfr. Gv 14,6). Con Maria, segno di speranza, il Popolo di Dio vive il suo “fiat” accogliendo generosamente la volontà del Signore e, pieno di speranza; esclama con l’apostolo: “Amen. Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20).


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Roma. 8 settembre 1992

Messaggio ai Partecipanti all’XI Congresso Internazionale Mariologico e al XVIII Congresso Internazionale Mariano


La Chiesa è missionaria per sua stessa natura. Essa esiste ed è stata inviata per prolungare nel tempo e nello spazio l’opera di evangelizzazione di Cristo […]. Dai suoi primordi fino alla fine del suo pellegrinaggio sulla terra, la Chiesa ha sempre avuto e continua ad avere la sua ragione di essere nell’evangelizzazione […]. Ogni evangelizzazione prosegue e prolunga quel cammino di fede che trae origine dalla Pentecoste. Orbene “all’inizio di questo cammino è presente Maria che vediamo in mezzo agli apostoli nel cenacolo «implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito»” (Redemptoris Mater, 26; cf. Lumen gentium, 63).

Si tratta quindi non solo di esporre correttamente la dottrina riguardante Maria, ma anche di avvicinare la sua figura e il suo messaggio agli uomini e alle donne di oggi. In effetti Maria è la prima evangelizzata (cf. Lc 1,26-38) e la prima evangelizzatrice (cf. Lc 1,39-45), che proclama in tutte le epoche e a tutte le generazioni il messaggio di Cana: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Il potenziale evangelizzatore della sua figura – ininterrottamente confermato nella storia della Chiesa – ha origine nel fatto che Maria è il Vangelo vissuto e applicato, fino al punto che, come giustamente si è detto, “senza Maria il Vangelo si disincarna, si sfigura e si trasforma in un’ideologia, in un razionalismo spiritualista” (Puebla, 301). Si deve quindi portare a termine il progetto della nuova evangelizzazione […], presentando Maria come la realizzazione più alta e compiuta del messaggio cristiano, come il suo modello operativo più stimolante.

In stretta connessione con il Congresso Mariologico, il XVIII Congresso Mariano, nella sue conferenze pubbliche, ha cercato di presentare in maniera significativa la figura di Maria come modello per il cristiano dei nostri giorni e come stimolo per il compito evangelizzatore cui è chiamato. Accogliendo con fede la parola di Dio e unendo indissolubilmente la sua vita a quella di suo Figlio, Maria è stata “la prima e più perfetta seguace di Cristo” (Marialis cultus, 37), così come l’esimia collaboratrice del Redentore. Usando le parole del mio predecessore Papa Paolo VI, Maria è stata “tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (cf. Lc 1,51-53) . . . una donna forte che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio (cf. Mt 2,13-23) . . . non una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma . . . donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo (cf. Gv 2,1-12) e la cui funzione materna si dilatò assumendo sul Calvario dimensioni universali” (Marialis cultus, 37). In circostanze come quelle attuali […], la figura di Maria si erge come esempio e stimolo per il credente di oggi, al quale ricorda in modo pressante la necessità che la sua accettazione del Vangelo si traduca in azioni concrete ed efficaci nelle più diverse realtà temporali e terrene, nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico (cf. Christifideles laici, 2).


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Roma, 15 agosto 1996

Messaggio ai Partecipanti al XII Congresso Internazionale Mariologico a Czestochowa (18-20 agosto 1996)


Agli albori della storia della Chiesa, gli Apostoli “erano assidui e concordi nella preghiera, insieme (. . .) con Maria, la madre di Gesù” (At 1,14), attendendo la discesa dello Spirito Santo che diede inizio all’evangelizzazione di tutte le nazioni. Sul loro esempio desideriamo oggi rimanere accanto a Maria, pregando insieme perché si rinnovi in noi lo Spirito di Dio, per poter entrare nel nuovo millennio come testimoni del Vangelo.

Su questo cammino di avvicinamento alla Madre di Dio, acquista una particolare importanza l’opera intrapresa nell’arco di questo secolo dalle generazioni di teologi, pastori e fedeli nei Congressi Internazionali Mariologici e Mariani. Essi, infatti, diventano occasione non solo per lo scambio del pensiero teologico e per l’approfondimento della coscienza del ruolo di Maria nei disegni salvifici di Dio, ma anche per la condivisione della testimonianza della fede e per ravvivare la devozione mariana nello spirito di una tradizione plurisecolare della Chiesa […].

La Vergine di Nazaret diede alla luce il Figlio di Dio e l’accompagnò fedelmente e con perseveranza su tutte le vie del suo cammino terreno. L’intera sua vita, donata totalmente a Dio, a Cristo e agli uomini, ai quali Gesù portava la buona novella della venuta del regno di Dio fu un’incessante offerta d’amore […].

Guardare Maria come colei alla quale Dio, nel suo piano salvifico, ha dato un ruolo particolare di Madre del suo Figlio, è la comune esperienza della fede delle Chiese dell’Occidente e dell’Oriente. Nello spazio dei secoli tale esperienza si esprimeva sia nella tradizione liturgica come nella devozione popolare, portando beati frutti nei cuori dei fedeli. È bene dunque che […] il […] Congresso di quest’anno indichi chiaramente questo carattere ecumenico della riflessione mariologica. Bisogna ammettere che anche prima, nei programmi dei Congressi veniva prevista una parte ecumenica […]. Il suo frutto è una viva devozione mariana, che ci permette di rinnovare con gioia la donazione personale e comunitaria a Colei che i nostri Padri accolsero come loro Signora e regina.


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Roma, 24 settembre 2000

Omelia nella Celebrazione Eucaristica per la conclusione del XX Congresso Mariologico-Mariano Internazionale organizzato dalla PAMI


“Preso un bambino, lo pose in mezzo” (Mc 9,36). Questo singolare gesto di Gesù, ricordato dal Vangelo or ora proclamato, viene subito dopo il monito col quale il Maestro aveva esortato i discepoli a desiderare non il primato del potere, ma quello del servizio […]. Si direbbe che il Maestro sentisse il bisogno di illustrare un insegnamento così impegnativo con l’eloquenza di un gesto ricco di tenerezza. A un bambino, che – secondo i parametri dell’epoca – non contava nulla, egli donò il suo abbraccio e quasi si identificò con lui: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9, 37). In questa Eucaristia, che conclude il XX Congresso internazionale mariologico-mariano ed il Giubileo mondiale dei santuari mariani, mi piace assumere come prospettiva di riflessione proprio questa singolare icona evangelica.

Il principio enunciato da Gesù nel Vangelo, illumina anche la grandezza di Maria. Il suo “primato” è radicato nella sua “umiltà”. Proprio in questa umiltà è stata raggiunta da Dio che l’ha colmata dei suoi favori facendone la “kecharitomene“, la piena di grazia (Lc 1,28) […]. Questo rapporto certo non la sottrasse, nella sua vita terrena, alla fatica della condizione umana: Maria visse in pieno la realtà quotidiana di tante umili famiglie del suo tempo, conobbe la povertà, il dolore, la fuga, l’esilio, l’incomprensione. La sua grandezza spirituale non ce la rende dunque “lontana”: Ella ha percorso la nostra strada ed è stata solidale con noi. Ma in questo cammino interiore, Maria coltivò una fedeltà assoluta al disegno di Dio. Proprio nell’abisso di tale fedeltà si radica anche l’abisso di grandezza che la fa “umile e alta più che creatura” (Dante, Par XXXIII, 2) […].

Sì, Maria deve essere molto amata e onorata, ma con una devozione che, per essere autentica:

– dev’essere ben fondata sulla Scrittura e sulla Tradizione, valorizzando innanzitutto la liturgia e traendo da essa sicuro orientamento per le manifestazioni più spontanee della religiosità popolare;

– deve esprimersi nello sforzo di imitare la Tuttasanta in un cammino di perfezione personale;

– dev’essere lontana da ogni forma di superstizione e vana credulità, accogliendo nel giusto senso, in sintonia con il discernimento ecclesiale, le manifestazioni straordinarie con cui la Beata Vergine ama non di rado concedersi per il bene del popolo di Dio;

– dev’essere capace di risalire sempre alla sorgente della grandezza di Maria, facendosi incessante Magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.


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